APPELLO
Fermiamo
la guerra in Libia!
Dopo
una vergognosa campagna mediatica, che ha negato fin dal principio
qualsiasi ipotesi di soluzione diplomatica, eccoci oggi sprofondati
nel tunnel della guerra. Sotto le bombe muoiono così non solo
i cittadini di Tripoli ma gli ideali stessi che hanno portato in
piazza tanti giovani nei Paesi arabi.
La
prima vittima di una guerra è sempre la verità, perché
solo con la menzogna e l’inganno è possibile giustificare
l’uso della forza contro i popoli al fine di depredarli delle loro
risorse. Anche nel caso della Libia i motivi che spingono gli Stati
Uniti e la Nato a far rullare i tamburi di guerra riguardano le
immense ricchezze del sottosuolo: gas e petrolio.
In
Libia oggi è in corso un'autentica guerra civile, con uno
scontro politico tribale e tra fazioni, in cui si mescolano anche le
giuste aspirazioni dei giovani a liberarsi da ogni forma di
oppressione e di ingiustizia sociale. I tratti autoritari e
repressivi del regime di Gheddafi e le violenze degli scontri armati
di questi giorni non ci faranno cadere nel tranello bellico. Noi
ripudiamo la guerra e affermiamo la nostra contrarietà ad ogni
tipo di intervento armato in Libia, ivi compresa la no-fly zone.
Non
vogliamo assistere in silenzio ad una nuova “guerra umanitaria”.
Chiediamo
l’immediato cessate il fuoco. Facciamo appello alla comunità
internazionale affinché si ponga fine ad ogni ingerenza
straniera e rilanciamo l’ipotesi di una soluzione diplomatica che
veda protagonisti i Paesi del sud del mondo ad iniziare da quelli
africani e sudamericani.
Nel
pieno rispetto dell'art.11 della nostra Costituzione, chiediamo al
Parlamento e al governo di fermare la guerra impedendo l’utilizzo
delle basi italiane e di sostenere la soluzione negoziale alla crisi.
Facciamo
appello ai movimenti, alle associazioni, ai comitati, alle forze
politiche e sindacali e a tutte le cittadine e cittadini affinché
si adoperino a far crescere le mobilitazioni unitarie contro la
guerra.